Le case a schiera

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Le case a schiera

Le tre case a schiera (oggi corrispondenti al Palazzo dell’Università e al Collegio Puteano) terminate alla fine del Cinquecento (1598) sul lato ovest di Piazza dei Cavalieri per l’Ordine di Santo Stefano, costituiscono una chiara esemplificazione di quella particolare tipologia di costruzioni affermatasi in Toscana a partire dalla seconda metà del XVI secolo. Di questa architettura minore l’intervento più importante finanziato dall’Ordine stefaniano fu il blocco di edifici realizzato a Firenze in Via del Prato alla fine degli anni settanta del Cinquecento, sotto Francesco I de’ Medici: cinquantanove corpi di fabbrica (molto rimaneggiati nell’Ottocento) che da Borgo Ognissanti arrivano fino quasi a Porta al Prato per una lunghezza totale di circa 450 metri. Si trattava di strutture per lo più economiche da dare in affitto a famiglie di artigiani, con tre piani fuori terra e un piccolo cortile con pozzo sul retro. Internamente lo schema costruttivo era simile a quello delle case edificate sulla piazza pisana, con la differenza che la scala invece di trovarsi in fondo al corridoio si trovava circa a metà, separando così la zona retrostante dell’abitazione dalla parte anteriore.

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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
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Raffaello di Zanobi di Pagni (su progetto di), Quattro case a schiera, fine XVI sec. Pisa, Piazza Buonamici
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Pietro Francavilla (maniera di), Ferdinando I de' Medici, fine XVI-inizio XVII sec. Pisa, Piazza Buonamici

Non vennero invece commissionate dall’Ordine quattro case a schiera coeve a quelle in Piazza dei Cavalieri, che si trovano nella vicina (attuale) Piazza Buonamici, davanti alla chiesa di San Sisto, all’angolo di Via dei Mille. Furono edificate per volere di Ferdinando I de’ Medici – il cui busto in marmo è ancora oggi sullo spigolo dell’edificio – e dell’arcivescovo Carlo Antonio dal Pozzo, su progetto di Raffaello di Zanobi di Pagni, architetto impegnato anche nella direzione dei lavori per il Palazzo dei Dodici e dell’acquedotto mediceo. Esternamente, il prospetto delle quattro case è regolare e uniforme, scandito da tre file di finestre e da portali arcuati, tutte aperture inquadrate da bugnato in pietra serena. Molto probabilmente era prevista, come in Piazza dei Cavalieri, una decorazione a ricoprire tutto l’intonaco, dato che nella parte in alto del limitrofo Palazzo Altini in Via dei Mille, costituente un unico blocco con l’edificio di Pagni, sono ancora visibili graffiti raffiguranti scene mitologiche. La planimetria delle quattro case aveva il medesimo schema di quelle dell’Ordine stefaniano: a pianterreno, un corridoio centrale con le stanze ai lati arrivava fino al cortiletto privato, posto sul retro.

La ripetizione modulare – particolarmente adatta per le abitazioni da costruirsi con spese contenute – non è stato un tema molto presente nella trattatistica d’età moderna. Se ne è occupato in particolare Giorgio Vasari il Giovane, nel suo manoscritto intitolato Città Ideale. Piante di chiese [palazzi e ville] di Toscana e d’Italia (1598), conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. Cavaliere di Santo Stefano dal 1577 (il suo stemma è ancora oggi nella collezione di blasoni esposta nel Palazzo della Carovana) e nipote (figlio di un fratello) dell’omonimo, celebre autore delle Vite, Vasari presenta in questa raccolta di disegni accompagnati da sue brevi annotazioni una coppia di abitazioni per «artefici» (n. 39) con il lato lungo in comune («in una medesima pianta due casette»), la cui planimetria a pianterreno prevedeva una «sala» fronte strada e, a seguire, la scala per accedere al piano superiore, posta trasversalmente in modo da celare il corridoio e i due locali («camera» e «anticamera») in linea retrostanti, aperti sull’«orto».

Si ricollegano al tema generale delle abitazioni in serie altri disegni presenti nel trattato di Vasari il Giovane, come il n. 51 relativo alle trenta casette nel complesso indicato con il nome di «canonica», un argomento trattato anche da Bartolomeo Ammannati all’interno del volume che raccoglie alcune sue prove grafiche, conosciuto con il nome di Città ideale (ante 1592). In uno dei disegni più importanti, il 3393A («calonaca»), le unità di abitazione sono, come in Vasari il Giovane, su due piani, e in alcuni casi corredate da giardini. Ambedue le proposte grafiche, rimaste sulla carta e mai realizzate, furono precedute dalla costruzione di alloggi articolati su più livelli progettati a Pisa da Giorgio Vasari (‘senior’) nella Canonica, destinata ad accogliere i cavalieri sacerdoti di Santo Stefano, e appaiono a questa riconducibili, almeno per certi aspetti. Rispetto ad Ammannati, si aggiunge inoltre la suggestiva coincidenza che fu autore anche del Palazzo di Ugolino Grifoni (ancora oggi presente in Piazza Santissima Annunziata a Firenze), da identificare con quel «monsignore Altopasso» che le fonti indicano come il primo finanziatore dei lavori nel Palazzo della Canonica in Piazza dei Cavalieri.

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Vasari il Giovane, Progetto di case a schiera, ms. 'Città Ideale. Piante di chiese [palazzi e ville] di Toscana e d’Italia', 1598. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, inv. 4567 (n. 39)
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Giorgio Vasari il Giovane, Progetti di case a schiera, ms. 'Città Ideale. Piante di chiese [palazzi e ville] di Toscana e d’Italia', 1598. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, inv. 4579 (n. 51)
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Bartolomeo Ammannati, "Canonica", ms. 'Città ideale', ante 1592. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, inv. 3393A

Ammannati affrontò la tematica delle case a schiera non solo a livello teorico, ma anche traducendola in pratica con i tre edifici realizzati a Firenze sull’angolo tra Via degli Alfani e Via della Pergola per incarico dell’Arte della Lana, tra il 1577 e il 1584. Le costruzioni, rimaste quasi integre, presentano tre piani fuori terra che l’architetto fiorentino cercò di unificare come se si trattasse di un solo palazzo, utilizzando accorgimenti quali la ripetizione regolare delle nove finestre per piano, la continuità dell’ampio sporto di gronda e, all’angolo tra le due vie (Canto alla Catena), un evidente spigolo bugnato su cui ancora oggi campeggiano il grande stemma dell’Arte della Lana e l’arme della famiglia degli Alberti. Da un punto di vista architettonico gli edifici si collocano a un livello superiore nei confronti di quelli del Prato e anche rispetto alle case a schiera, attribuite (ma non documentate) allo stesso architetto, che si trovano sul lato sinistro di Piazza Santo Spirito, guardando la chiesa. Iniziate nel 1575 su incarico degli agostiniani, esse vennero probabilmente terminate all’allievo di Ammannati, Alfonso Parigi, residente nel 1579 nella penultima casa affacciata sulla piazza, e si ha notizia del loro utilizzo fino almeno al 1612.

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