Cosimo II

Busti – testata unica – Freccioni SNS_DJI_0563

Cosimo II

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Foto di Andrea Freccioni. ©️ Scuola Normale Superiore
Busto Cosimo II – Copertina e immagine 1 – Freccioni SNS – DJI_0540
Pietro Tacca, Busto di Cosimo II, 1633. Pisa, Palazzo della Carovana

Il granduca Cosimo II de’ Medici indossa una corazza con spallacci abbinata a un mantello, presente anche nei ritratti dei suoi predecessori, ma qui ridotto di volume e dimensioni. Al di sotto si intravede la croce dell’Ordine di Santo Stefano.

Si tratta del quarto busto di granduca collocato sulla facciata del Palazzo della Carovana (il secondo da destra). Come i primi tre ritratti della serie volge il capo verso il centro della piazza, completando il gioco di sguardi secondo la logica del parallelismo. Lo scultore infatti si adeguò alla composizione dell’arredo scultoreo della facciata, nonostante fosse stato chiamato a intervenire a quasi quarant’anni di distanza dalla prima commissione: mentre i busti di Cosimo I, Francesco I e Ferdinando I furono eseguiti, su richiesta di quest’ultimo, negli anni novanta del Cinquecento da Ridolfo Sirigatti, quello di Cosimo II si data al 1633, durante il granducato di Ferdinando II de’ Medici. L’autore è Pietro Tacca (1577-1640), scultore carrarese allievo di Giambologna. La distanza cronologica rispetto a Sirigatti si manifesta nell’abbandono di modelli strettamente dipendenti dall’iconografia imperiale romana al fine di eseguire un busto più moderno ed elegante, la cui datazione è tradita anche dalla chioma alla moda, lunga e pettinata all’indietro, e dai baffi impomatati.

Se si considera il calendario pisano, i documenti d’archivio suggeriscono che l’Ordine di Santo Stefano aveva contattato Pietro Tacca fin dal 1619, quindi prima della morte dell’effigiato, avvenuta il 28 febbraio 1621. Nel maggio del 1621 lo scultore aveva terminato il busto che, pur guadagnando gli elogi dell’architetto e scenografo Giulio Parigi «e qualche altro professore» a Firenze, una volta messo in opera fu rifiutato dall’ordine a causa delle dimensioni eccessive rispetto alla nicchia e ai busti preesistenti. A Tacca fu dunque chiesto di eseguire un nuovo ritratto a proprie spese oppure di restituire la somma ricevuta per affidare il lavoro a un altro artista. Scelse la prima opzione ma, impegnato in altre commissioni – in particolare quella dei ‘Quattro mori’ per il monumento a Ferdinando I di Livorno – e certo non invogliato dallo scarso guadagno, tardò a consegnare la seconda versione, suscitando le rimostranze dell’ordine. Difficile ricostruire con esattezza gli eventi successivi: in data imprecisata il primo busto fu levato dalla facciata e, in assenza del nuovo marmo, venne in seguito sostituito dal suo modello in gesso. Questo fu smontato e restituito a Tacca nel 1626.

In attesa che lo scultore consegnasse la seconda versione si provvide a preparare la nicchia. L’apparato decorativo, con volute, conchiglie e ghirlande di frutta, venne realizzato nel 1627 da Gino di Stoldo Lorenzi, a cui nel 1607 era già stata allogata l’arme mediceo stefaniana (perduta) del Palazzo dell’Orologio. Solo nel 1633 Tacca provvide a recapitare il nuovo ritratto, stavolta di dimensioni adeguate, che fu collocato nella nicchia dallo scalpellino Giovanni Battista Cartoni.

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Busto Cosimo II –  immagine 2 – Tartarelli SNS – DSC_8456
Pietro Tacca, Busto di Cosimo II, 1633. Pisa, Palazzo della Carovana
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Busto Cosimo II –  immagine 3 – Tartarelli SNS – DSC_8144
Pietro Tacca, Busto di Cosimo II, 1633. Pisa, Palazzo della Carovana

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