Progetti di don Giovanni de’ Medici

Progetti don Giovanni – testata – Tartarelli SNS – San Matteo DSC_8217-Modifica – Copia_copia

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Progetti di don Giovanni de’ Medici

Note:

Struttura portante di pioppo, fodera in noce, elementi in tiglio e applicazioni a pastiglia, 138 x 120 x 17 cm

Copyright:
Foto di Giandonato Tartarelli, Scuola Normale Superiore. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze
Progetti don Giovanni – immagine 1 – Tartarelli SNS – San Matteo DSC_8223-Modifica copia
Orazio Migliorini e Andrea Ferrucci (su progetto di don Giovanni de’ Medici), Modello della facciata di Santo Stefano dei Cavalieri, 1593. Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, inv. 2177 (618)

La progettazione della facciata di Santo Stefano dei Cavalieri da parte di don Giovanni de’ Medici può essere ricostruita tramite lo studio di un modello ligneo oggi al Museo Nazionale di San Matteo, un disegno ancora conservato al Gabinetto Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi e diversi documenti.

Il modello, menzionato nei pagamenti resi noti dal cavaliere Giovanni Santi Barca (1828) e successivamente da Peleo Bacci (1923), venne eseguito dal falegname Orazio di Zanobi Migliorini nel 1593 sulla base di un disegno (perduto) dell’architetto. Nell’elaborazione venne coinvolto anche lo scultore Michelangelo Ferrucci, autore di diversi modelli in cera «d’arme, panni, ornamenti e altro». Da questi, con ogni probabilità, furono tratti i calchi per eseguire a pastiglia alcuni degli elementi decorativi.

Come rilevato da Franco Paliaga, il passaggio dalla fase progettuale a quella esecutiva in marmo non ha subito sostanziali modifiche. Si può comunque notare come nella facciata completata siano state sostituite le originarie specchiature rettangolari del piano inferiore con quelle ottagonali, mentre lo stemma mediceo-stefaniano del piano superiore sia stato arricchito con l’inserimento del cherubino sommitale e dei trofei guerreschi.

Il modello di Santo Stefano è stato messo in relazione da Vera Daddi-Giovannozzi con quello della facciata di Santa Maria del Fiore (Firenze, Museo dell’Opera del Duomo, n. 135), da lei ricondotto alla progettazione del Medici. È stato infatti rilevato in entrambi l’utilizzo del doppio ordine – corinzio in basso e composito in alto – e di timpani triangolari spezzati alternati a curvi. L’impressione di compattezza e solidità architettonica è stata invece connessa dalla critica alla lunga esperienza di architetto militare del Medici e all’influenza della maniera di Giovanni Antonio Dosio.

Nel 2023 il modello è stato restaurato da Giuliano delle Monache con il coordinamento di Mauro Stallone. Durante l’intervento sono stati appurati i materiali costitutivi – non solo tiglio, ma anche legno di pioppo e noce, ed elementi a pastiglia –, mentre è emersa l’ipotesi che la parte sommitale possa essere stata rifatta o modificata in un secondo momento. Lo confermerebbe anche il disegno dell’orologio che si inscrive nella corona d’alloro, sovrapponendosi alla croce di Santo Stefano.

Nel 1907 Augusto Bellini Pietri rintracciò in alcune carte dell’Ordine un pagamento all’intagliatore Bartolomeo Atticciati per un secondo modello della facciata, datato 1603. L’opera non è stata ancora rinvenuta, ma potrebbe costituire l’elaborazione finale del progetto. A ogni modo, quando nel 1593 Migliorini eseguì il modello oggi al Museo Nazionale di San Matteo, non era stato ancora messo a punto l’aspetto materico e cromatico della facciata.

Note:

Matita nera, penna, acquerello grigio e paonazzo, bistro su carta bianca, 290 x 424 mm.

In basso a sinistra la scritta: «Ser.mo Gran Duca, Li duoi disegni fatti col medesimo ordine secondo il modello fatto, si son fatti per mostrare la differenza che fanno li fondi attorno alli bozzi di marmo di Caldana, al farli legati in marmo bianco come è questo o farli in fondo di pardiglio come è l’altro disegno acanto, et il simile attorno alle due finestre et all’arme di mezo che pare più ricca quella dove è il pardiglio, che questa che è legata in marmo bianco che apparisce povera perché in una piazza grande li duoi bozzi di caldana rimangano spogliati. Però a vostra altezza serenissima sta il risolvere come a lei piace».

Copyright:
Su concessione del Ministero della Cultura. Con divieto di ulteriori riproduzioni e duplicazioni con qualsiasi mezzo
Progetti don Giovanni – disegno 1 – GDSU – n. 2926 A
Alessandro Pieroni (?), Progetti per la facciata della chiesa di Santo Stefano, 1593 ca. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, n. 2926 A

Il disegno degli Uffizi venne elaborato per illustrare al granduca Ferdinando de’ Medici due diverse opzioni. Nella prima è predominante il marmo bianco di Carrara che fa da sfondo alle specchiature colorate del primo ordine. Nella nota in basso sono dette in «marmo di Caldana», quindi in portasanta di colore rossiccio. Nella seconda proposta invece il «marmo di Caldana», ma anche lo stemma e le finestre superiori sono apposti su fasce di bardiglio (un marmo grigio). L’autore della nota esprime a Ferdinando la sua preferenza – «pare più ricca quella dove è il pardiglio, che questa che è legata in marmo bianco che apparisce povera perché in una piazza grande li duoi bozzi di caldana rimangano spogliati» –, ma ovviamente la scelta viene lasciata al granduca. Come si evince dalla facciata odierna Ferdinando dovette accogliere la seconda proposta, anche se i documenti rinvenuti da Ewa Karwacka Codini rivelano come il bardiglio fu sostituito in corso d’opera con il marmo nero di Portovenere.

Il foglio, classificato ab origine come opera di Bernardo Buontalenti, a cui le fonti avevano attribuito per secoli la facciata di Santo Stefano, è stato ricondotto da Mario Salmi nel 1932 alla mano di don Giovanni de’ Medici, mentre Vera Daddi-Giovannozzi, giudicando il tratto della composizione incerto e frettoloso, lo ascriveva a una personalità vicina all’architetto, forse a un suo assistente. Andrew Morrogh, ribaltando il giudizio qualitativo sul disegno, lo ha assegnato all’esperta mano di Alessandro Pieroni, collaboratore di don Giovanni, a cui per certo pertiene la calligrafia della nota. Se la proposta sembra condivisibile, va altresì sottolineato che, trattandosi della traduzione di un’idea del Medici, già messa a punto in un primo foglio (perduto) e poi nel modello – citato nella nota manoscritta –, la discussione sull’eventuale apporto ideativo di Pieroni a questo stadio è poco rilevante.

Media gallery

Note:

Struttura portante di pioppo, fodera in noce, elementi in tiglio e applicazioni a pastiglia, 138 x 120 x 17 cm.

Copyright:
Foto di Giandonato Tartarelli, Scuola Normale Superiore. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze
Progetti don Giovanni – testata – Tartarelli SNS – San Matteo DSC_8217-Modifica – Copia_copia
Note:

Struttura portante di pioppo, fodera in noce, elementi in tiglio e applicazioni a pastiglia, 138 x 120 x 17 cm

Copyright:
Foto di Giandonato Tartarelli, Scuola Normale Superiore. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze
Progetti don Giovanni – immagine 1 – Tartarelli SNS – San Matteo DSC_8223-Modifica copia
Note:

Matita nera, penna, acquerello grigio e paonazzo, bistro su carta bianca, 290 x 424 mm.

In basso a sinistra la scritta: «Ser.mo Gran Duca, Li duoi disegni fatti col medesimo ordine secondo il modello fatto, si son fatti per mostrare la differenza che fanno li fondi attorno alli bozzi di marmo di Caldana, al farli legati in marmo bianco come è questo o farli in fondo di pardiglio come è l’altro disegno acanto, et il simile attorno alle due finestre et all’arme di mezo che pare più ricca quella dove è il pardiglio, che questa che è legata in marmo bianco che apparisce povera perché in una piazza grande li duoi bozzi di caldana rimangano spogliati. Però a vostra altezza serenissima sta il risolvere come a lei piace».

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Su concessione del Ministero della Cultura. Con divieto di ulteriori riproduzioni e duplicazioni con qualsiasi mezzo
Progetti don Giovanni – disegno 1 – GDSU – n. 2926 A
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Foto di Giandonato Tartarelli, Scuola Normale Superiore. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze
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