Varisco, Quadri comunicanti – Jarred

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Grazia Varisco

Quadri comunicanti – Jarred

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Foto di Serge Domingie. ©️ Centro Pecci, Prato
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Grazia Varisco, Quadri comunicanti – Jarred, 2012. Pisa, Palazzo della Carovana, androne

Allestita dal 2023 sulla parete destra dell’androne del Palazzo della Carovana, questa installazione dell’artista milanese Grazia Varisco rientra nella serie dei Quadri comunicanti avviata nel 2008. Dopo la produzione degli esordi aggiornata sull’informale materico internazionale, dal 1959 l’adesione all’avanguardia programmatico-cinetica del Gruppo T permise all’artista di precisare alcuni interessi di ricerca che transitarono, con coerenza, nelle riflessioni analitiche sul piano degli anni Settanta-Ottanta e in quelle sul vuoto e le sue implicazioni spaziali della fase matura. A quest’ultima stagione appartiene Quadri comunicanti – Jarred (2012): alta testimonianza di molte tematiche al cuore del lavoro di Varisco quali l’osservazione meravigliata del dato empirico elementare, il rapporto tra programma e caso o la tensione tra il rigore del metodo scientifico e la serendipità nella scoperta fortuita e irregolare.

Sei telai rettangolari neri in ferro di 64 x 49 cm sono disposti, con intervalli regolari ma con diversa inclinazione, sulla parete. Ciascuno di essi è in misura variabile parzialmente vuoto (lascia a vista un frammento della parete su cui aderisce) e parzialmente pieno (presenta lastre in acciaio supermirror inserite entro la cornice). Richiamando la legge fisica dei vasi comunicanti cui fa riferimento il titolo della serie, Varisco propone l’equazione metaforica tra vasi e telai: nelle cornici le campiture metalliche, equiparate a superfici acquatiche, occupano lo spazio a disposizione in ciascun quadro-recipiente fino a che il liquido non raggiunge lo stesso livello in tutti i contenitori. È la linea continua data dall’altezza del liquido, cioè del frammento metallico, a determinare l’irrituale disposizione dei telai.

Il rimando all’acqua è rafforzato dall’adozione di un materiale, l’acciaio specchiante, che genera una superficie costitutivamente instabile; l’artista ne ha però neutralizzato l’azione riflettente perturbandone l’aspetto tramite interventi di satinatura, spazzolatura e martellatura. Sull’acciaio non agisce una griglia regolare di punzonature come nell’esemplare intitolato Omaggio a Enrico Castellani (2015): le ammaccature sono aritmiche e casuali, con una probabile allusione ai Concetti spaziali in lamiera luccicante (1962) di Lucio Fontana. L’intervento manuale, che contrasta ma non compromette del tutto il riflesso, accentua l’instabilità percettiva dell’opera soprattutto per chi si muove per seguirne l’andamento orizzontale. Nell’attenzione rivolta alla mutevolezza dell’immagine in funzione di variabili temporali si avverte l’eredità più profonda dell’esperienza del Gruppo T, e in particolare l’esigenza non tanto di «rappresentare il tempo» come i futuristi, ma di «farlo sentire e vivere», come Varisco stessa ha dichiarato.

Nel racconto dell’artista l’ispirazione per il ciclo dei Quadri comunicanti le venne dal ricordo di alcuni telai disposti sul pavimento irregolare dell’officina di un fabbro a Limbiate, presso Monza. Non vi è traccia di questa origine nella composizione elementare, impersonale e rarefatta finale, la cui distaccata e fredda eleganza trae forza dall’interazione tra materiali industriali come il ferro e l’acciaio. Le forme geometriche sconfessano la loro rigidità ortogonale, l’allineamento dei solidi non trova pace in un assetto stabile e rettilineo, la superficie specchiante non riflette o riflette in maniera perturbata. Sono ancora valide le parole di Guido Ballo alla personale di Varisco alla Galleria del Naviglio nel 1972: «il rigore di un metodo scientifico non annulla ma anzi accentua l’immediatezza della fantasia, della sorpresa estrosa, in un linguaggio che si distingue […] per una continua gioiosa vivacità del divenire della vita».

Lo stesso spirito informa la scelta di un titolo come Quadri comunicanti – Jarred: al riferimento a una legge della fisica classica (i vasi comunicanti) e al lessico tradizionale della pittura («quadri») è associato il sense of humour della contaminazione linguistica («Jarred», letteralmente in inglese «scosso» «disturbato»). Come affermò Varisco in un’intervista: «Il titolo a volte diventa parte dell’opera, perciò non escludo di ricorrere ad altre lingue se il risultato è più aderente all’intenzione alla base del progetto».

I Quadri comunicanti furono presentati al pubblico per la prima volta alla Galleria il Bulino di Roma nel novembre 2008. Dopo altre esposizioni italiane e internazionali, un esemplare della serie (Quadri comunicanti, 2008) fu incluso nella collezione permanente del Ministero degli Affari Esteri a Roma nel 2015; un secondo (Quadri comunicanti 4 + 1, 2008) entrò nel 2020 nella collezione contemporanea presso il Palazzo del Quirinale.

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Foto di Serge Domingie. ©️ Centro Pecci, Prato
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