Sala Azzurra

Palazzo della Carovana – Sala Azzurra – testata – Tartarelli – inv. 7965

Sala Azzurra

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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
Carovana – interno – Sala Azzurra – Tartarelli SNS – DSC_7965
Sala Azzurra. Pisa, Palazzo della Carovana

Al secondo piano del Palazzo della Carovana, nel corpo già vasariano, si trova la Sala Azzurra, così chiamata per la tipica coloritura data nel 1929 alle sue pareti e ai cassettoni lignei che ne rivestono l’alto soffitto. Affacciato su Piazza dei Cavalieri, questo ambiente ha avuto nel corso dei secoli disparate funzioni e usi, ed è stato pertanto oggetto di ripetute riconfigurazioni e rifunzionalizzazioni che vogliamo qui ripercorrere a ritroso.

Attualmente la Sala Azzurra è, insieme alla Sala degli Stemmi, il principale luogo di rappresentanza della Scuola Normale Superiore: entrambi i maestosi saloni sono deputati a ospitare importanti conferenze, convegni e lezioni. In Sala Azzurra, in particolare, si tiene regolarmente la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico il 18 ottobre. Dagli anni Ottanta l’ambiente ospita in maniera permanente un affresco staccato trecentesco, con la sua sinopia, rinvenuto nel corso di una campagna di restauro del palazzo condotta tra il 1979 e il 1980; dal 2012, inoltre, accoglie a rotazione opere della Collezione Pecci, tra le quali Libroscultura di Mauro Staccioli (1994) e Sic erat in fatis? di Eugenio Miccini (1972).

La sala è sede dell’Archivio Storico dell’istituzione, ordinato per la prima volta nel 1988 da Marino Berengo e Renata Segre: le massicce scaffalature che rivestono le pareti dell’ambiente custodiscono infatti una piccola parte del corposo fondo documentale della famiglia Salviati. Oggi assolve alla funzione di sala di consultazione per gli utenti dell’archivio non più la Sala Azzurra, bensì l’adiacente Sala del Ballatoio, un locale di dimensioni inferiori comunicante col nostro attraverso una porta ricavata nel muro di nord-est.

Nel corso dell’estate del 1929 la Sala Azzurra, come si è sopra accennato, assunse (grosso modo) l’aspetto con cui noi oggi la conosciamo. A quell’altezza cronologica essa era nota come «Sala della Biblioteca», poiché almeno dall’inizio del Novecento ospitava le collezioni bibliografiche della Scuola, che crebbero notevolmente negli anni in cui fu regio commissario dell’istituto Giovanni Gentile. Difatti, il primo intervento edilizio promosso da Gentile nell’antica sede della Scuola riguardò la riconfigurazione di alcuni locali al pian terreno dell’edificio, che furono allora adibiti a deposito per i fondi librari sempre più cospicui.

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Carovana – Sala Azzurra – foto biblio – album luoghi – Archivio SNS
Sala Azzurra, fotografia, ca. 1932. Pisa, Scuola Normale Superiore, Centro Archivistico, Raccolta fotografica, cosiddetto 'Album Luoghi', n. 6

Un confronto tra due fotografie storiche che intercettano l’allora Sala della Biblioteca prima e dopo l’ammodernamento del 1929 permette di riconoscere dettagliatamente gli elementi che furono allora rinnovati. I manovali dell’impresa Gemignani, alla quale erano stati appaltati i lavori, provvidero anzitutto al rafforzamento del solaio in legno, danneggiato soprattutto sul fronte sud-ovest – un lavoro di cui si era compresa la necessità già nell’inverno dello stesso anno, quando si era svolta una simile campagna di restauro nella soprastante Sala degli Stemmi. Il palco in legno fu poi raschiato e rimesso a nuovo, prima dell’intervento del decoratore toscano Cesare Cigheri, che aveva avviato la sua collaborazione con la Scuola già nel dicembre 1928. Questi dipinse d’azzurro i pannelli centrali dei formelloni quadrangolari di cui si compone il palco progettato da Giorgio Vasari negli anni sessanta del Cinquecento, lumeggiando in più punti le cornici intagliate. Anche le pareti della sala, che dovevano prima essere decorate da una trama di fasce di motivi floreali stilizzati incrociate a formare dei rombi, furono ridipinte nei toni del blu. Il decoratore tornava poi ad occuparsi degli scudi lapidei dei Cavalieri di Santo Stefano, che tuttora ornano l’alto cornicione della sala, ravvivandone i colori e dunque operando semplici ridipinture.

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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
Palazzo della Carovana – Sala Azzurra – particolare stemmi – Tartarelli – DSC_0395_PART.
Sala Azzurra, particolare. Pisa, Palazzo della Carovana

Terminati i lavori di natura prettamente ornamentale, la sala venne progressivamente ammobiliata: furono svecchiate e alleggerite le imponenti scaffalature già esistenti, installati due termosifoni racchiusi entro eleganti copri-radiatori in legno intagliato, e impostati quattro voluminosi lampadari dipinti in pendant con la nuova cromia dell’ambiente.

I documenti ottocenteschi noti non offrono sufficienti dettagli utili a comprendere quale dovesse essere la funzione della sala in precedenza che, verosimilmente già all’inizio del Novecento, era adibita a biblioteca della Scuola Normale.

Occorre ricordare però che ben prima che l’Ordine di Santo Stefano fosse definitivamente destituito (1859), esso aveva accantonato la sua vocazione militare per riconfigurarsi, nel corso del Settecento, come un istituto di alta formazione professionale per la classe dirigente toscana: si palesava allora la necessità di predisporre e creare dentro al Palazzo della Carovana ulteriori ambienti utili ad ospitare i nuovi membri. Una lettera del 1777 ci informa che nell’ambito dei progetti volti all’accrescimento degli spazi fu vagliata anche la possibilità di intervenire nel salone soprastante l’Armeria (quest’ultima è attualmente nota come Sala della Colonna e si trova al pian terreno del palazzo), per ricavare in esso i quartieri necessari. La missiva – indirizzata da Antonio Mormorai, auditore del gran maestro dell’Ordine, al gran maestro stesso, Pietro Leopoldo di Lorena – è particolarmente interessante per la menzione relativa al «salone, il quale, a senso dei ministri della Religione, è da conservarsi per il maggior decoro delle funzioni capitolari, e per l’istorico e cronologico dell’Ordine, il quale è interessato nella conservazione delli stemmi delli insigniti dalla fondazione dell’Ordine, dai quali è contornato il salone suddetto». Si può dunque ipotizzare che l’ambiente genericamente chiamato «salone», connotato dall’insistente presenza degli stemmi cavallereschi, corrispondesse all’attuale Sala Azzurra. Con la delibera del 26 gennaio 1564, infatti, si era stabilito che il luogo – ricordato nei documenti cinquecenteschi come «sala grande» – venisse arricchito e decorato dai blasoni familiari lapidei dei primi cavalieri che avevano vestito l’abito subito dopo la fondazione dell’Ordine con il patrocinio di Cosimo I de’ Medici. In particolare, nella parete nordoccidentale della sala si conserva ancora lo scudo del primo cavaliere nominato, quello di Giulio de’ Medici, figlio illegittimo del duca Alessandro.

Un paio d’anni prima che la sala venisse ornata d’emblemi, l’architetto Giorgio Vasari era intervenuto nell’ambiente accogliendo la planimetria irregolare dettata dalle «mura maternali» del precedente edificio medievale (il Palazzo degli Anziani) e predisponendo, a copertura di esso, il grande palco ligneo cassettonato cui si è già diffusamente accennato. L’ammodernamento della sala fu dunque moderato, specie se messo a paragone con altre imprese architettoniche e decorative condotte dall’artista aretino per Cosimo I: basti ricordare la magnificenza del programma decorativo adottato negli stessi anni nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. La «sala grande» della Carovana, infatti, per un verso doveva risultare sobria e austera (come il contesto conventuale esigeva), per un altro doveva qualificarsi come il principale ambiente di rappresentanza del palazzo.

È verosimile che prima dell’intervento vasariano la nostra sala potesse annoverare maggiore sviluppo in altezza e un ricco (e stratificato) programma decorativo: a suggerirlo allo studioso Mario Salmi sono stati i diversi lacerti d’affresco rinvenuti, nel 1928, al di sotto del piano di calpestio della Sala degli Stemmi, soprastante la nostra. In quella circostanza riemerse, tra le altre decorazioni, un «affresco frammentario (…) con l’inizio di uno stemma entro una riquadratura architettonica», su cui correva il «principio di un motto ammonitore»: «DILIGITE IUSTITIAM». La locuzione latina che riaffiorava in maniera evidentemente lacunosa fa capo all’incipit del Liber Sapientiae di Salomone: «Diligite iustitiam qui iudicatis terram». La clausola biblica figura frequentemente sotto forma di iscrizione dipinta nei palazzi pubblici della Toscana comunale, a partire almeno dalla Maestà (1315) dipinta da Simone Martini nella Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Pubblico di Siena, dove il Gesù bambino sorregge un cartiglio recante l’enunciato veterotestamentario. L’occorrenza di questa citazione in una figurazione che Salmi reputava già cinquecentesca, e così anche l’abbondante presenza di stemmi dipinti (testimoniata, ancora una volta, dallo studioso), può forse suggerire che l’ambiente (probabilmente già privo di articolazioni interne) ebbe, negli anni della seconda capitolazione di Pisa a Firenze (post 1509), funzione e vocazione civica.

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