Vicende strutturali

Orologio – Torre Fame – vicende fino XVII – Palazzo Reale – TARTARELLI – DSC_8250-2part. torre

Vicende strutturali

fine XIII-inizio XVII sec.

Le strutture originarie della Torre della Fame dovettero essere almeno in parte modificate quando si decise nel 1288 di rinchiudervi il conte Ugolino della Gherardesca. I Fragmenta historiae pisanae ci informano che, dal fermo del conte e dei suoi familiari, incatenati e tenuti nel Palazzo degli Anziani o del Popolo, furono necessari 20 giorni di lavoro «in fine che fu acconcia la pregione della Torre de i Gualandi da sette vie». Purtroppo, non è possibile stabilire che tipo di lavori si resero necessari per l’adeguamento della struttura (forse tamponamenti e la realizzazione di grate in ferro a chiusura delle aperture). La presenza di alcune buche nelle pareti interne e nelle soglie delle porte/finestre sopravvissute, realizzate sicuramente dopo la costruzione della torre, sono tracce di un sistema di chiusura che però risulta difficile interpretare e collocare cronologicamente.

Nel 1318 si prospetta l’idea di trasferire altrove il carcere, vicino al Palazzo del Podestà e alla chiesa di San Felice, a causa della prossimità della Torre alla domus degli Anziani, che non potevano riunirsi senza il rischio di essere ascoltati. Inoltre, come luogo di detenzione doveva presentare anche delle criticità dato che nello stesso anno si registrò la fuga di alcuni prigionieri genovesi. Nonostante ciò, fino al 1353 continuerà a funzionare come prigione. La torre, nata come abitazione privata e trasformata in parte in carcere, sembrerebbe non abbandonare del tutto la funzione abitativa dato che le fonti la indicano più volte come dimora del Capitano del Popolo (tra il 1322 e il 1336).

Pur se il Comune, tra il XIII e il XIV secolo, si impegnò in diversi investimenti nell’area con l’acquisto di abitazioni private per la realizzazione delle sedi delle magistrature (dall’unione di più strutture prenderà corpo lo stesso Palazzo degli Anziani) la Torre non cambiò mai proprietà rimanendo parte del patrimonio dei Gualandi, e i documenti a partire dagli inizi del XIV secolo ci informano che per l’edificio veniva pagato un affitto annuo di 10 lire. La situazione rimase invariata almeno fino al 1428 quando nel catasto di Pisa la struttura viene dichiarata ancora come utilizzata dal Comune, nonostante il Capitano risulti inadempiente ai pagamenti dei canoni d’affitto da almeno 21 anni. La Torre appare come uno dei pochi di proprietà dei Gualandi non in rovina, diversamente dalle loro case poste nell’area di San Sisto.

Per rintracciare notizie sulla Torre bisogna attendere quindi la metà del Cinquecento quando le sorti dell’edificio sono poi strettamente legate agli interventi voluti dal duca Cosimo de’ Medici e alla fondazione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Per la realizzazione della sua infermeria, nel 1567 Cosimo concede ai cavalieri stefaniani il Palazzo del Capitano del Popolo e la Torre che, nell’atto di donazione,  viene indicata come ormai in cattive condizioni: «Turrim semidirutam nuncupatam della Fame». I successivi lavori di costruzione e riadattamento delle due strutture si protrarranno per circa quarant’anni, fino al loro inglobamento, sotto Ferdinando I, a formare un nuovo complesso architettonico: l’attuale Palazzo dell’Orologio, indicato all’epoca come Palazzotto del Buonomo.

È difficile stabilire quando la Torre venne messa in comunicazione con il vicino Palazzo del Capitano del Popolo tramite la realizzazione di un cavalcavia, ma la struttura era sicuramente preesistente al 1567 quando si decide di costruirvi una cucina per il priore della chiesa.

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Foto di Giandonato Tartarelli. Su gentile concessione di Lungarno Collection
Orologio – Torre Fame – vicende fino XVII – Palazzo Capponi – TARTARELLI – DSC_1301_part. torre
Bernardino Poccetti, Gino di Neri Capponi parla al popolo davanti al Palazzo degli Anziani dopo la resa della città, particolare, 1585. Firenze, Palazzo Capponi
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Su concessione del Ministero della Cultura – Archivio di Stato di Firenze. Con divieto di ulteriore riproduzione e duplicazione
Orologio – Torre Fame – vicende fino XVII – ASFi – Fortezze_Fabbriche_401_part. torre
Giovanni Michele Piazzini, Pianterreno del Palazzo dell’Orologio, particolare, 1754. Firenze, Archivio di Stato, Piante dello Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, Cart. VI, 9 V 3, n. 401

Tra il 1578 e il 1579 i lavori procedono. Si provvede a realizzare una copertura lignea della Torre e viene costruito, in prossimità del lato sud ovest, un pozzo di servizio al Palazzotto, visibile nella pianta di Giovanni Michele Piazzini (1754). I resti dell’edificio, persa ormai ogni funzione, vengono sfruttati come scheletro intorno al quale adattare la nuova costruzione. Nel 1580, si decide di creare una finestra dalla quale attingere acqua dal pozzo. È forse attribuibile a questo intervento l’apertura creata in rottura della muratura meridionale della Torre inquadrata da una cornice in laterizi.

Sono forse ascrivibili intorno a quegli anni altri interventi, non documentati dalle fonti ma ancor’oggi visibili, che prevedono sul lato settentrionale della struttura la realizzazione di un’apertura al piano terra, con affaccio su uno degli ambienti delle stalle create, tra il 1582 e il 1583, sul lato nord-ovest dell’edificio e il rifacimento dell’arco esterno nelle aperture al primo e al terzo piano, così come  probabilmente la creazione ex novo di un’apertura al secondo piano. In tutti i casi le aperture sono realizzate con un arco a sesto ribassato e doppia ghiera: la prima con mattoni messi in opera di coltello; la seconda, in alto, di taglio. Sul lato meridionale un’apertura realizzata al secondo piano con la medesima tecnica viene in seguito tamponata.

Negli anni seguenti la struttura verrà in parte spogliata, verosimilmente nel perimetro nord-est, del quale non si conservano più tracce, così nel 1584 e nel 1586 quando si paga un asinaio per il trasporto di «sassi levati dalla torre della fame». Lo stato diruto dell’edificio è confermato in questi anni anche da una prova grafica con la veduta di Piazza dei Cavalieri precedente al 1590, della quale si conserva un ricalco più tardo a Palazzo Reale a Pisa. Si tratta dell’ultima attestazione visiva oggi nota prima dell’inglobamento della Torre nel futuro Palazzo dell’Orologio. Le stesse operazioni condotte nel 1606 per adattare la preesistenza al nuovo edificio in costruzione avrebbero danneggiato dell’edificio medievale smussandone un angolo per una lunghezza di circa 3 metri: «le pietre della cantonata principale della torre vecchia che escivano nella sala principale della casa che si fa acanto il palazzotto, le quali erano b. cinque, statovi (lo scalpellino) una giornata e un quarto e di vantaggio». Stava prendendo forma la completa cancellazione visiva della Torre dalla Piazza.

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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
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Resti della Torre della Fame, particolare dell'apertura al piano terra con buche per sistemi di chiusura. Pisa, Palazzo dell'Orologio
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Resti della Torre della Fame, particolare del prospetto esterno settentrionale con una delle aperture ad arco a sesto ribassato. Pisa, Palazzo dell'Orologio
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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
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Resti della Torre della Fame, particolare del prospetto esterno settentrionale con il rifacimento dell’arco nell’apertura al terzo piano. Pisa, Palazzo dell'Orologio

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Foto di Giandonato Tartarelli, Scuola Normale Superiore. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei della Toscana – Firenze
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