Nelle immediate adiacenze della Piazza dei Cavalieri sorge l’area della chiesa di San Sisto: l’edificio sacro posto alle spalle dell’oratorio di San Rocco, lungo la medievale Via di San Sisto (attuale Via Corsica), che convogliava nella Piazza delle Sette Vie. Oltre che di contiguità fisica si tratta di una vicinanza simbolica/ideologica, dato che quest’area, come la vicina piazza, ospitò nel Medioevo il cuore politico-amministrativo della città.
Recenti indagini archeologiche condotte tra il 2020 e il 2022 all’interno del giardino della chiesa, sotto la direzione scientifica del professor Federico Cantini (Università di Pisa), hanno permesso di ottenere importanti dati sulla frequentazione dell’area a partire dall’età etrusca fino alle trasformazioni avvenute in età contemporanea.
Le più antiche tracce materiali, costituite da ceramiche rinvenute in giacitura secondaria, mostrano una presenza antropica senza soluzione di continuità tra il VII e il II secolo a.C. Tuttavia, l’impossibilità di indagare i depositi in fase non ha permesso di determinare la tipologia di insediamento. Secondo Emanuele Taccola, in età arcaica potrebbe esistere un insediamento di tipo residenziale. Per lo stesso periodo i ritrovamenti di Piazza dei Cavalieri avevano lasciato ipotizzare la presenza di aree adibite allo stoccaggio di anfore; per l’età ellenistica, invece, la presenza di un edificio sacro monumentale abbandonato nel corso del I secolo a.C.
In epoca romana, tra la fine del I secolo a.C. e la fine del I secolo d.C., si assiste alla costruzione di un grande edificio con pilastri in laterizi legati da malta, indagato solo parzialmente, del quale non è stato possibile stabilire funzione e planimetria. L’edificio è in seguito spogliato tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.
Nel corso del II secolo d.C. viene costruito un edificio porticato con annesso un pozzo. La struttura, di consistenti dimensioni, è forse interpretabile come una domus che vive fino alla prima metà del V secolo d.C. e viene spogliata nel corso della seconda metà del V secolo d.C. Probabilmente sono da attribuire alla ricca decorazione parietale e pavimentale dell’edificio le tessere musive, le lastrine di marmo, gli intonaci dipinti e le terrecotte architettoniche rinvenute negli strati depositati dopo la spoliazione. L’edificio di età imperiale, pur se in parte spogliato, doveva essere ancora visibile quando nel corso del VI secolo d.C. si decide, mostrando un certo impegno, di ristrutturare il portico, inserendo un braccio a ovest, realizzando colonne e ritagliando laterizi di reimpiego. La nuova struttura vive fino alla fine del VI secolo quando viene definitivamente smembrata.
Nei primi decenni del VII secolo nell’area avviene un cambiamento significativo con l’impianto di un cimitero. Le sepolture indagate, riferibili a individui infantili, presentavano in alcuni casi dei corredi tipici dell’età longobarda (collana con vaghi in pasta vitrea e una crocetta aurea che doveva essere cucita sul sudario del defunto).
A partire dalla seconda metà del VII secolo si osserva un nuovo utilizzo dell’area, che sembra interrompersi dalla fine del X secolo. Il perimetrale meridionale della struttura di età romana su cui si apriva il portico (in seguito ricalcato dalla fondazione del perimetrale sud di San Sisto) viene sfruttato come fondazione per un elevato in muratura. Rimane incerta la destinazione d’uso e lo sviluppo di questo nuovo edificio. Nell’area aperta esterna, precedentemente occupata dalle sepolture, vengono realizzate strutture in materiale deperibile sorrette da pali e sono scavate fosse per lo stoccaggio di prodotti agricoli. A sud di questa area è realizzato un fossato che la separa da uno spazio destinato alla coltivazione, come testimoniato dalle tracce di arature. Il rinvenimento di macine per la lavorazione di granaglie, di scorie di ferro e di frammenti di ematite testimoniano per questo periodo lo svolgimento di attività produttive. Infine, l’attribuzione ipotetica di un frammento, rinvenuto nello scavo, di una cornice in marmo lavorato ad archetti, datato al IX secolo, alla vicina chiesa di San Pietro (trasformata nel corso dei secoli nell’attuale San Rocco) potrebbe testimoniare la sua costruzione o una ristrutturazione di età carolingia.
I dati disponibili per il periodo compreso tra l’età longobarda e quella carolingia sembrerebbero fare luce sull’organizzazione della corte regia altomedievale passata dai gastaldi ai conti.
Appare suggestiva l’ipotesi che l’edificio in muratura, realizzato su una struttura di età precedente, possa essere identificato con la «sala», attestata dalle fonti, dove si dirimevano le controversie giudiziarie. La struttura sarebbe poi stata affiancata dalla chiesa di San Pietro, che presenta una dedicazione frequente in contesti analoghi (Salerno, Lucca, Siena, Volterra) e che avrebbe potuto svolgere la funzione di cappella palatina. La presenza di aree destinate alla macinazione/immagazzinamento di prodotti agricoli e in particolare di altre dedite alle attività metallurgiche (tracce di queste attività sono emerse anche in Piazza dei Cavalieri) sono poi da mettere in relazione al controllo pubblico delle principali attività produttive, che si manterrà nell’area ancora nel Basso Medioevo.
Dalla fine del X secolo d.C. le tracce materiali evidenziano l’abbandono della corte con la conseguente dismissione di tutte le strutture, a cui segue la crescita dei depositi di terra nera. La possibilità di integrare i risultati dello scavo archeologico con quanto attestato dalle fonti scritte, analizzate recentemente da Alberto Cotza, ci consente di comprendere in modo migliore le dinamiche insediative del luogo nel basso Medioevo.
Nell’area rimane la chiesa di San Pietro (1027), detta in «Curte Vecla», la cui attestazione nasconde il vissuto del precedente insediamento. La centralità del luogo nella vita politica cittadina non venne meno: al contrario, lo spazio rimasto inedificato, probabilmente proprio perché di pertinenza pubblica, è nuovamente utilizzato sul finire dell’XI secolo. Nel 1087 ha luogo infatti la fondazione di San Sisto da parte di un gruppo di cittadini che avevano partecipato all’impresa di Mahdia. L’edificio sacro, di patronato comunale, sarà il cardine della nuova occupazione dell’area, che le fonti scritte mostrano nell’XI secolo poco edificata. Ad aree vuote e orti si affiancano poche case di proprietà di soggetti, in qualche modo, vicini al potere pubblico. Ancora nella prima metà del XII secolo troviamo intorno all’area di San Sisto le dimore di importanti famiglie cittadine, come gli Orlandi e, più tardi, quelle degli Accatti e dei Gualandi. Vicinanze non casuali, ma legate al desiderio di esprimere le proprie ambizioni occupando fisicamente e simbolicamente un’area così importante nella vita sociale e politica della città.
Nei pressi della chiesa si svolgeva, dalla fine dell’XI secolo, una fiera annuale il giorno di San Sisto (6 agosto), la cui importanza crebbe al punto che dal 1154 la sua durata fu estesa a una settimana. Dal 1142 la chiesa è attestata come sede del tribunale dei giudici eletti dai consoli di Pisa e dal 1177 come curia stabile dei ‘publici arbitri’.
Nella seconda metà del XII secolo crescono gli edifici intorno alla chiesa: tra il 1154 e il 1185 viene costruita la canonica; negli stessi anni è istituita una scuola (non sappiamo se in un altro edificio) e costruito un ballatoio. Dal 1179 è attestato dalle fonti l’«embolo» di San Sisto, termine utilizzato per indicare una struttura porticata, all’interno della quale trovavano spazio botteghe ed apoteche.
Infine, viene realizzato un chiostro: attestato la prima volta nel Breve del Comune e del Popolo nel 1287, è in realtà esistente dalla prima metà del XII, come emerso dalle indagini archeologiche. La struttura, utilizzata anche come spazio cimiteriale, presentava delle pareti affrescate e una copertura in lastre di argilloscisti. Agli inizi del Trecento, secondo le fonti scritte, sarebbe stato fortificato; tuttavia, non sono emerse tracce di questo intervento.
La definizione delle sedi delle magistrature comunali intorno alla Piazza delle Sette Vie (Palazzo del Popolo o degli Anziani, Palazzo del Capitano del Popolo, Camera nuova del Comune) non intaccò la funzione civile che la chiesa di San Sisto continuò a mantenere per tutto il Medioevo. Dalla seconda metà del Duecento e ancora nel Trecento gli Anziani eleggono il Priore di San Sisto, segno eloquente del loro interesse a tutelare la chiesa. Nel 1266 la chiesa viene anche scelta come sede di riunione dell’Universitas Septem Artium. L’area intorno all’edificio sacro definita nelle fonti «Platea S. Sixti», rappresentava un importante luogo della topografia del potere. Qui, in caso di guerra, a partire dalla metà del XIV secolo, si riuniva intorno a un pozzo la cavallata cittadina attendendo gli ordini degli Anziani al combattimento. La conquista fiorentina del 1406 decretò, come per altre aree della città, la distruzione delle strutture annesse alla chiesa. Lo testimoniano tracce di spoliazione del chiostro. L’area diventerà così uno spazio aperto rimasto inedificato e utilizzato come orto e giardino fino ai giorni nostri.
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