Prima di San Rocco: San Pietro in Cortevecchia

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Prima di San Rocco: San Pietro in Cortevecchia

Come nel caso della chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, costruita sulle rovine di quella che fu San Sebastiano alle Fabbriche Maggiori, anche la chiesa di San Rocco sulla medesima Piazza dei Cavalieri cela la preesistenza di un edificio di culto di ben diversa dedicazione: San Pietro in Cortevecchia.

Nel 1027, una carta di livello (concessione in affitto) rogata dal notaio Gherardo per Guglielmo diacono detto Baroncello menzionava terreni collocati «infra civitate Pisa prope ecclesia sancti Petri que dicitur Curte Vecla» («dentro la città di Pisa, presso la chiesa di San Pietro detta in Corte vecchia»). È questa la prima attestazione documentaria tanto della chiesa di San Pietro quanto della «Corte vecchia»: l’associazione di questi due toponimi illustra una pagina importante della città medievale.

Secondo l’interpretazione di Gabriella Garzella, ribadita recentemente da Federico Cantini e Alberto Cotza, la corte definita «vecchia» nel 1027 altro non era che la curtis (sede del potere politico, amministrativo e giudiziario) regia longobarda, passata dai gastaldi ai conti carolingi, in uso forse fino alla metà del X secolo e situata nel cuore della città altomedievale. Con il decadere dell’ufficio comitale, il centro amministrativo si spostò a sud-ovest del centro urbano, e una nuova curtis marchionale si stabilì lungo l’Arno presso la chiesa di San Donato. Dalla metà dell’XI secolo un terzo centro amministrativo si attestò poi nella zona compresa tra l’attuale Piazza delle Vettovaglie e Borgo Stretto, sede di una nuova magistratura e della famiglia che ne prese il nome: i Visconti. Di fatto, ancora prima del ritorno alle funzioni civili con la fondazione della chiesa di San Sisto nel 1087, l’area aveva assunto il toponimo di «Corte vecchia».

Una delle ipotesi più suggestive di Gabriella Garzella e Federico Cantini a proposito di San Pietro suggerisce che la chiesa abbia svolto una funzione paragonabile a quella di una cappella palatina per la curtis longobarda. Secondo questa ricostruzione San Pietro, benché apparsa nelle fonti nel 1027, sarebbe di ben più antica fondazione. Tale ipotesi si fonda sulla comparazione con i centri del potere di Lucca e Salerno: in entrambi i casi, una curtis del potere pubblico si era stabilita nel cuore della città ed era associata a un edificio di culto dedicato a San Pietro. L’analogia potrebbe spingersi oltre e permettere di ipotizzare la presenza nel complesso di spazi per la coniazione di moneta, che tuttavia a Pisa non sono ancora stati identificati. D’altra parte, come appare anche dal citato documento del 1027, doveva trattarsi di un complesso urbano nel quale i terreni del fisco (ossia del patrimonio del potere pubblico), protetti da vincoli di non edificazione, si trovavano ad affiancare gli edifici amministrativi veri e propri.

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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
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Muratura in blocchi squadrati di calcarenite attribuita a San Pietro in Cortevecchia, lungo il perimetrale sud (sinistro), come doveva apparire dall'esterno dell'edificio. Pisa, Collegio Puteano, piano interrato
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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
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Muratura in blocchi squadrati di calcarenite attribuita a San Pietro in Cortevecchia, lungo il perimetrale sud (sinistro), come doveva apparire dall'esterno dell'edificio, particolare. Pisa, Collegio Puteano, piano interrato

Più problematica però è la questione delle tracce materiali sopravvissute della chiesa. Di fatto nessuna di epoca altomedievale, ad eccezione forse di un frammento di marmo lavorato ad archetti, ritrovato presso il giardino di San Sisto nel 2020 e descritto da Riccardo Belcari. Se confermata, questa appartenenza daterebbe al IX secolo la realizzazione della chiesa, o almeno sua una fase costruttiva.

La muratura riscoperta nel seminterrato del Collegio Puteano nel 2001 e descritta da Fabio Redi (un muro lungo 12 metri, corrispondente al lato meridionale dell’edificio, confinante appunto con il Puteano) sarebbe invece da ascrivere a una ricostruzione della chiesa tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo. La datazione di questo intervento proposta da Redi si basa sulla tecnica di realizzazione del paramento, costituito da un basamento di bozzette di quarzite e sporadico calcare, di piccole dimensioni e spianate a martellina. Al di sopra della risega di fondazione, una cornice orizzontale a sezione trapezoidale in calcare dei Monti Pisani (in basso nella foto) permette la transizione verso un alzato in blocchi squadrati di calcarenite (detta ‘panchina’) di medie dimensioni. Questo paramento si conserva soprattutto in un piccolo ambiente a doppia altezza al limite occidentale del muro, nel quale si distinguono almeno due buche (pontaie?) e un’apertura quadrangolare realizzata probabilmente dopo la posa in opera del muro. Secondo l’ipotesi di Cantini e Belcari, in questa fase il blocco ad archetti sarebbe stato trasformato nell’architrave di un’apertura, in maniera non dissimile ai reimpieghi operati in quegli anni in Duomo e nella chiesa di San Frediano.

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Foto di Giandonato Tartarelli. Scuola Normale Superiore. Su gentile concessione della Parrocchia di San Sisto in Cortevecchia, Pisa
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Nicchia con materiali di riempimento del ‘sacco’ murario ascrivibili a San Pietro. Pisa, San Rocco, parete destra (nord)
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Oreste Zocchi, Ipotesi di ricostruzione dell'aspetto medievale di Piazza dei Cavalieri, particolare, 1919. ICCD, Gabinetto Fotografico Nazionale, fondo MPI, n. inv. MPI6103830

Il ritrovamento del brano murario suggerisce che la pianta della chiesa di fine XI-inizio XII secolo corrispondeva a quella della navata odierna di San Rocco: all’interno, sul lato settentrionale (cioè verso il Palazzo dell’Orologio), gli scarni resti pittorici conservati in una delle nicchie parietali sono stati datati al XII-XIV secolo e permettono di confermare l’estensione in pianta della chiesa medievale. Quanto all’orientamento, si è ipotizzato che la primitiva San Pietro prevedesse canonicamente l’abside verso est, dando così le spalle alla futura Piazza delle Sette Vie. La costruzione di San Sisto alla fine dell’XI secolo potrebbe in questo caso aver provocato cambiamenti funzionali nella vecchia chiesa di San Pietro, il cui ingresso sarebbe venuto a trovarsi a soli 8 metri dall’abside del nuovo edificio, costruito lungo il medesimo asse. L’inversione dell’orientamento sarebbe però avvenuta solo sul finire del XVI secolo, con l’acquisizione del piccolo edificio sacro da parte della Compagnia di San Rocco. Il trasferimento della facciata direttamente sull’erigenda Piazza dei Cavalieri avrebbe in questo caso costituito un vantaggio tanto per il decoro quanto per la frequentazione della chiesa.

Resta ad ogni modo aperta la domanda sul motivo per cui San Sisto è stata costruita a tal punto a ridosso di San Pietro. Una parziale risposta viene dall’analisi documentaria di Alberto Cotza: San Sisto, tempio celebrativo dell’impresa di al-Mahdiyya e dei «Pisani gloriosi» che ne furono protagonisti, andò a sfruttare il capitale simbolico di un’area, quella di San Pietro, già associata al potere civile; un’area in cui la persistenza di beni fiscali – soggetti come abbiamo visto a un vincolo alla costruzione di edifici – aveva permesso la conservazione di un terreno disponibile per l’edificazione del nuovo «tempio civico» di San Sisto.

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Foto di Giandonato Tartarelli. ©️ Scuola Normale Superiore
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Foto di Giandonato Tartarelli. Scuola Normale Superiore. Su gentile concessione della Parrocchia di San Sisto in Cortevecchia, Pisa
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